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Il reimpiego

 

In tutti i monumenti del sito UNESCO, i Longobardi fecero ampio utilizzo di materiali lapidei architettonici e decorativi più antichi, in particolare di età romana, seppure con diverse modalità ed entità.
I Longobardi avevano a disposizione una notevole quantità e varietà di materiale lapideo che potevano recuperare facilmente da edifici e necropoli in stato di abbandono, ben presenti nei luoghi nei quali si insediarono.
Nella maggior parte dei casi gli elementi architettonici (capitelli, rocchi di colonna, basi, frammenti di architrave) vennero riutilizzati con la stessa valenza architettonica originaria e decorativa, rispettando la loro funzione e integrandola in modo armonico con elementi architettonici e scultorei di nuova realizzazione, come è possibile vedere nella basilica di San Salvatore a Brescia, nel Tempietto di Campello sul Clitunno, nella basilica di San Salvatore di Spoleto e nella chiesa di Santa Sofia a Benevento.
Il rispetto e l'emulazione dell'antico, riscontrato nei monumenti del sito UNESCO, confermano l'ammirazione dei Longobardi per la cultura classica, della quale furono eredi. Essi infatti utilizzarono, e nello stesso tempo imitarono, forme e moduli decorativi di età romana, armonizzandoli in edifici dai quali emerge un lessico architettonico e figurativo ancorato alla tradizione mediterranea, ma nello stesso tempo originale e autentico.
Nel caso del castrum di Castelseprio, i Longobardi riutilizzarono le stesse strutture del luogo fortificato, perpetuandone la funzione in età altomedievale, mentre nel Tempietto di Cividale impiegarono lastre marmoree più antiche per la lastricatura del pavimento del presbiterio.