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Dalla Scandinavia alla Pannonia

 

Per individuare la migrazione di un popolo attraverso le evidenze archeologiche è necessario definire un insieme di oggetti specifici che facciano da indicatori culturali negli spostamenti.
Per ciò che riguarda i Longobardi, ascritti di volta in volta alla confederazione dei Suebi, dei Sassoni, degli Avari o dei Turingi, risulta difficile tentare di tracciarne una storia materiale che risalga non solo alle mitiche origini scandinave, ma anche alla loro presenza sull'Elba fino al IV secolo.
L'archeologia consente tuttavia di identificare, all'interno della complessa compagine dei popoli germanici, alcuni elementi riconoscibili come peculiarità culturale dei Longobardi quando, nel V secolo, da piccolo e feroce sottogruppo degli Suebi, si trasformeranno nei fondatori di un potente regno sul Danubio; questi caratteri si manterranno inalterati durante la prima fase di stanziamento in Italia fino alla metà del VI secolo.
Le numerose necropoli ad urne scavate in Sassonia, databili tra la metà del I secolo a.C e il III d.C,, risultano associate a villaggi abitati da individui seminomadi, che vivevano in case di legno e praticavano l'allevamento allo stato brado, un'agricoltura di raccolta, la razzia e il saccheggio. Le tribù erano organizzate attorno a gruppi aristocratici, guidati da capi guerrieri eletti dall'esercito, sepolti con i propri armamenti; alla base della piramide sociale stavano i ceti inferiori, deposti senza corredo all'interno di cimiteri.
Il rinvenimento di speroni attesta l'uso in battaglia del cavallo; tale peculiarità attribuita molto più tardi ai Longobardi, è caratteristica rara tra i Germani dell'ovest.
L'influenza di Roma è documentata dal rinvenimento nelle sepolture di prodotti di importazione, in bronzo e in vetro, usati dalla nobiltà germanica come status simbol per affermare il proprio livello sociale.
Verso la fine del IV secolo molte delle necropoli ubicate lungo il corso inferiore dell'Elba risultano abbandonate; questo fenomeno viene messo in relazione con la migrazione dei Longobardi verso la Boemia. L'impressione che si ricava però dall'analisi delle evidenze archeologiche è che i Longobardi, più che un popolo migrante, siano formati, in questa fase, da un insieme di distaccamenti militari di federati portatori di una cultura materiale nota come "cultura dei cimiteri con tombe a fila", attestata alla fine del V secolo in un territorio molto esteso, compreso tra il Reno, l'Elba e il medio Danubio (fig. 3).
Il rito dell'inumazione, che era venuto imponendosi già dal IV secolo anche nel mondo barbarico, risulta tipico di questa cultura.
I corredi maschili sono costituiti per lo più da armi (lancia, scudo, spada lunga, frecce, talvolta speroni) associate ad oggetti d'uso comune (fermagli, fibbie, coltelli, pettini); nelle tombe femminili compaiono gioielli, fibbie e strumenti per la tessitura. Non mancano neppure suppellettili in ceramica come vasi 'becher' e ciotole biconiche costolate, lisce, decorate a linee incise o a rilievo.
Tra V e VI secolo nuovi insediamenti caratterizzati dallo stesso tipo di cultura materiale risultano fondati a sud del Danubio, nel periodo in cui i Longobardi si spostano in questi territori, corrispondenti all'incirca con la provincia dell'impero romano.
Insediandosi nelle ex province romane i Longobardi acquisiscono sia elementi della cultura tardo antica e mediterranea, sia pratiche desunte dalle popolazioni delle steppe con le quali entrano in contatto. Dagli Àvari ad esempio assimilano il rito pagano del sacrificio del cavallo deposto con il cavaliere, dai mongoli l'usanza di allungare il cranio applicando fasciature strette.