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Archeologia

 

I Longobardi giunsero in Pannonia, all'inizio del VI secolo e vi rimasero per circa due generazioni. Qui consolidarono le proprie strutture sociali e politiche e si convertirono al cristianesimo ariano.
I reperti che documentano questa permanenza provengono quasi esclusivamente da necropoli; dal punto di vista architettonico invece la cultura longobarda della fase della migrazione non mostra alcun carattere peculiare rispetto a quella delle altre popolazioni germaniche dell'epoca.
La casa "longobarda" in Pannonia è una capanna con alzato di legno, spesso seminterrata, a pianta rettangolare, quadrata o irregolarmente circolare, con pavimenti in battuto d'argilla. I villaggi talvolta sono protetti da fossati. In alcuni siti ungheresi, come anche poi in Italia, le capanne si distribuiscono all'interno delle città romane abbandonate, sfruttando le fondazioni degli edifici in disuso o utilizzando materiale di reimpiego per costruire nuove strutture.
Dall'osmosi culturale tipica delle aree di confine, i Longobardi derivarono, insieme ai Gepidi, la ceramica a stampo e a stralucido; si tratta di una produzione caratterizzata dalla tipica decorazione a stampiglia, che imita le forme dei contenitori bizantini in metallo e in vetro. Non mancano neppure vasi realizzati a mano, simili a quelli nord-danubiani e germanici.
I manufatti che caratterizzano i corredi funerari nelle fasi pre-italiche (armi, gioielli, fibule) oltre a documentare un notevole sviluppo nella lavorazione dei metalli, testimoniano una società fortemente militarizzata al vertice della quale è posto un capo guerriero, sepolto in tombe principesche.
Nei cimiteri pannonici dalle tipiche tombe a fila, la maggioranza dei defunti veniva tumulata in bare di legno oppure su letti funebri.
Nelle sepolture più ricche la cassa, adagiata in una fossa molto profonda per impedirne la violazione, risulta sormontata da una "casa mortuaria" fissata a quattro pali di legno piantati nel terreno, secondo una consuetudine documentata a nord del Danubio.
Per coloro che erano morti lontano dalla patria è attestato l'uso di segnacoli, costituiti da una pertica sormontata da una colomba. Era privilegio esclusivo degli esponenti dell'aristocrazia guerriera essere seppelliti accanto al proprio cavallo, integro o con la testa mozzata. Gli arimanni venivano generalmente sepolti con l'intero armamento (spada, lancia, scudo), con un pettine in osso e con una piccola borsa sospesa alla cintura per mezzo di fibbie e guarnizioni decorate in argento o in oro, che conteneva gli oggetti d'uso personale.
Nelle tombe femminili lo status sociale della defunta è indiziato dalla presenza di gioielli: collane, fibule a disco o a "S" usate in coppia, fibule ad arco per chiudere il mantello.
Ci sono anche cinture alle quali erano fissate catenelle per la sospensione dei cosiddetti 'pendenti di cintura': amuleti, fuseruole, chiavi, coltellini, conchiglie, perle di vetro, già diffusi in area merovingia e usati per decenni anche dopo l'arrivo in Italia.
Tra i motivi decorativi compaiono elementi astratti e vegetali di tradizione mediterranea e zoomorfi, espressione di quel mondo mostruoso che affonda le proprie radici sia nei miti nordici, sia nella cultura dei popoli delle steppe. Sono proprio gli stili decorativi impiegati nelle diverse lavorazioni a costituire degli importanti "fossili guida" per definire cronologie e influenze culturali.